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«A Quirra sepolti residui del napalm utilizzato in teatri di guerra»
Costantino Cossu, CAGLIARI, 20.07.2017, “Il Manifesto”
Il processo che si tiene, dai primi di giugno, davanti ai giudici del tribunale di Lanusei vede alla sbarra i comandanti che hanno guidato il poligono del Salto di Quirra dal 2004 al 2010: Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci. Sotto accusa anche i comandanti del distaccamento dell’Aeronautica di Capo San Lorenzo, Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzon. Tutti devono rispondere di omissione aggravata di cautele contro infortuni e disastri, perché non avrebbero interdetto al pubblico le zone a rischio durante le esercitazioni a Quirra.
Il dato più clamoroso che è emerso dal processo sono le intercettazioni di conversazioni telefoniche tra militari addetti alla base dalle quali risulterebbe che il poligono sardo è stato inquinato, oltre che dall’uranio impoverito, come sinora ha sostenuto l’accusa, anche un’altra arma micidiale, il napalm.
Più precisamente, il napalm sepolto a Quirra sarebbe stato prima utilizzato in teatri di guerra lontani dalla Sardegna e poi “smaltito”, nei suoi residui, in depositi sotterranei allestiti a Quirra. Ed è sull’interramento, ipotizzato dall’accusa, del napalm nelle aree di addestramento che sono attese nuove clamorose deposizioni nelle udienze delle prossime settimane.
Sul punto sarebbero state intercettate diverse conversazioni tra i militari.
Il diserbante, altamente nocivo, è stato citato, nei giorni scorsi, anche dal procuratore di Lanusei, Biagio Mazzeo, durante un’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. «Sì – conferma l’avvocato delle parti civili Gianfranco Sollai – è emerso che a Quirra è stato interrato del napalm. Risulta agli atti un’intercettazione tra militari».
Nell’inquietante silenzio della politica regionale sarda, è davvero singolare che l’unica voce che provi ad attirare l’attenzione anche nazionale sul processo in corso a Lanusei sia Mauro Pili. Pili è stato governatore della Sardegna dal 2001 al 2004, leader del centrodestra sardo, a suo tempo pupillo di Berlusconi. Oggi guida un piccolo partito autonomista con qualche coloritura indipendentista, che si chiama Unidos (Uniti). E’ deputato dal 2013 (fa parte del gruppo misto) e nel 2014 è stato rieletto consigliere regionale.
In un’interrogazione parlamentare presentata qualche giorno fa, Pili chiede al governo di farsi «attore di un’operazione verità su Quirra, dismettendo l’atteggiamento negazionista e omertoso sulla vicenda». «Nel corso dei lavori della Commissione sull’uranio impoverito – spiega l’ex governatore della Sardegna – è emerso che anche nel 2008 si sono svolte operazioni devastanti quali la distruzione di migliaia di tonnellate di armamenti di ogni genere, generando vere e proprie nubi tossiche che si sono adagiate sui paesi limitrofi al poligono. Materiali nocivi e nanoparticelle che hanno devastato l’ambiente e gravemente nuociuto alla salute pubblica. Ci sono fatti inesplorati come la notizia criminis dell’interramento a Quirra di fusti di sostanze velenose, napalm utilizzato nella guerra del Vietnam e prodotto da una ditta di Seveso».
Per il deputato sardo, «ci sono fatti di una gravità inaudita. Qualcuno sta puntando a ridurre un disastro ambientale senza precedenti a una multa per divieto di sosta. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo e di reagire. Fatti che stanno emergendo dal lavoro della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito che non possono essere insabbiati da apparati dello Stato». «Ci sono elementi giuridici – incalza Pili – per un processo per disastro ambientale e per omicidio plurimo».